Per scrivere meglio sono andata a scuola di creatività

Il copywriting è un’attività di tipo creativo. Niente a che vedere con l’arte ma l’ideazione di un testo, la scelta delle parole, la disposizione delle frasi sono processi creativi.  Questa creatività deve poi modellarsi su temi e contesti spesso molto diversi tra loro.

Un elemento che non manca infatti nel lavoro di un copywriter freelance è la varietà. Varietà di clienti e, quindi, di argomenti da trattare.

Ai tempi della gavetta ho scritto davvero di tutto: da “Qual è la miglior assicurazione per il cane” a “Quali attrezzi usare nell’orto”.

Poi, con gli anni, mi sono ritrovata focalizzata su temi giuridici, fiscali, finanziari, tecnologici.

Dico “mi sono ritrovata”, perché non si è trattato di una scelta deliberata: i clienti che hanno richiesto i miei servizi operavano in questi settori.

Devo ammettere che ho trovato interessanti quasi tutti gli argomenti: erano ambiti a me poco noti e che ho avuto l’opportunità di approfondire, ampliando il mio bagaglio di conoscenze. Ho avuto occasione anche di affrontare temi di grande attualità: la transizione energetica, il Pnrr, la digitalizzazione delle aziende, le prospettive occupazionali nell’industria.

Mi sono accorta però che, se da un lato ho raffinato le mie capacità di analisi, di precisione, che mi consentono di spiegare in modo comprensibile concetti complessi, dall’altro il mio stile di scrittura si è “irrigidito”.

Quando si parla di finanza, è raro che si debba fare leva sulle emozioni. Le leve sono la chiarezza, la trasparenza, comunicare competenza e serietà.

Questa mia “specializzazione” a un certo punto ha cominciato ad andarmi un po’ stretta.

Me ne sono resa conto le rare volte in cui mi sono ritrovata ad affrontare un testo che richiedeva toni più empatici, che doveva essere più un racconto, qualcosa di godibile alla lettura.

Sembrerà strano ma mi risultava quasi più impegnativo di un articolo sul “reshoring” o sull’inbound marketing.

Tanti pennelli sporchi di colore.

In questi casi dovevo concentrarmi per consentire alla mente di riprendere contatto, non senza difficoltà, con la creatività, con il suo bagaglio di parole che esprimono sentimenti, colori, sensazioni.

Così ho deciso di ridare linfa creativa alla mia scrittura, seguendo alcuni corsi della Scuola Holden.

Per me è stato come ossigenarmi: le lezioni hanno spaziato dal cinema alla pittura, dal romanzo alla poesia. Fra gli esercizi anche l’abbozzo di un romanzo. Ho riscoperto così il gusto di scrivere “a ruota libera”, utilizzando immagini ed emozioni. E mi sono ritrovata con un libro (ora a buon punto) che sicuramente resterà nel cassetto ma che per me rappresenta una riscoperta del mio lato creativo.

Morale della favola: la creatività va nutrita, ha bisogno di leggere di tutto (non solo manuali tecnici), di ammirare dipinti, di andare al cinema e a teatro, di ascoltare musica.

È l’unico modo per formare un piccolo “deposito” di immagini, emozioni, espressioni originali e poetiche, che finiranno per arrivare, senza quasi che ce ne accorgiamo, ad arricchire la nostra scrittura e a renderla più incisiva e coinvolgente.

Chiudo con due consigli di Italo Calvino (conosciuti grazie alla Scuola Holden), a cui cerco di tendere per dare più respiro alla mia scrittura:

  • Elaborare nuove metafore. Più apertura, più trasparenza, più adattabilità e meno rigidità, meno ego.
  • Come nel cinema, anche in un testo le immagini veicolano significato. La parola deve rappresentare l’immagine, non il significato.
Foto di Annis Papanastasopoulos.