Siamo i migliori! L’inutilità dell’autocelebrazione

A proposito di autocelebrazione, Plutarco, in una delle sue Opere Morali, introduce un appunto sportivo.

Fa notare che i vincitori di una competizione “sono proclamati tali dalla voce di altri”, i giudici di gara, perché sarebbe “odioso che proclamassero da sé la propria vittoria”.

Se vogliamo, si tratta della versione più antica e autorevole del nostro “Chi si loda, s’imbroda”.

Ci troviamo, quindi, di fronte a una convinzione che ha attraversato i secoli e che rispecchia una reazione condivisa da epoche e culture diverse: chi si autocelebra, anche se per fondati motivi, è irritante.

Del resto, ne abbiamo sicuramente qualche esperienza personale. Non siamo forse infastiditi da chi ci intrattiene elencandoci i suoi successi, pur veri? O, viceversa, non percepiamo una certa freddezza in chi ci ascolta enumerare le nostre qualità?

Si tratta di una forma di invidia? Può essere. Ma ciò che interessa qui, è la presa d’atto che l’autocelebrazione non paga in termini di stima o simpatia o reputazione.

Approfondendo un po’ il tema, mi sono fra l’altro imbattuta in una notizia curiosa.

Un avvocato, che in un’intervista aveva raccontato in toni encomiastici i propri traguardi professionali, è stato redarguito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati perché l’autoelogio non è conforme “alla dignità e al decoro professionale”.

Qui il tema è più ampio, concerne la possibilità o meno di farsi pubblicità in alcune professioni regolamentate da un Codice deontologico.

Ma in fondo cogliamo lo stesso pensiero di Plutarco: proclamare da sé le proprie vittorie è percepito come un atteggiamento odioso, al punto da inficiare il decoro di un professionista.

Nonostante questo suggerimento di antica saggezza, il web è pieno di siti aziendali che sarebbe eufemistico definire autocelebrativi.

Oltre agli ormai abusati “leader di settore”, troviamo spesso una serie di affermazioni sulle proprie capacità e sui propri traguardi che farebbero storcere il naso al nostro Plutarco.

Scritta luminosa: "I am bold"

Partiamo proprio dai famigerati “leader di settore”: il più delle volte è un’affermazione messa solo perché suona bene ma che non è suffragata da numeri.

Essere davvero ”leader di settore”, cioè detentori di notevoli quote di mercato, meriterebbe di essere evidenziato riportando le analisi che lo attestano.

Ma se non disponiamo di una valida certificazione, evitiamo di usare un’espressione che ormai ha perso anche di mordente, proprio perché abusata.

Vogliamo parlare di “azienda innovativa”?

L’affermazione è lecita nel momento in cui posso portare delle “prove” a sostegno: l’utilizzo delle più recenti tecnologie, la completa digitalizzazione e ottimizzazione dei processi, l’impiego di modalità di produzione meno impattanti e più efficienti…

La locuzione corretta dovrebbe essere: “Siamo un’azienda innovativa perché…”.

Evitare l’autocelebrazione non significa però rinunciare a spiegare i motivi per cui un cliente dovrebbe sceglierci.

Come già evidenziato, dobbiamo farlo mostrando il più concretamente e visivamente possibile cosa sappiamo realizzare. Dobbiamo quindi utilizzare case study, voci di bilancio, infografiche, testimonianze di clienti soddisfatti.

Tutti elementi che devono comunicare: “Questo è ciò che possiamo davvero fare per te”.

Elementi che in fondo corrispondono alle voci dei giudici di gara di Plutarco.

Foto di Fauzan Saari e Steve Harvey.