Digital marketing 2026: in primo piano community, offline e AI

Come ogni inizio d’anno, proliferano gli articoli su quali saranno i trend 2026 per il digital marketing e la comunicazione. Ovviamente non si tratta di stupefacenti novità ma della conferma di tendenze già rilevate nel 2025 e anche prima.

Vale comunque la pena soffermarsi su quegli elementi che sembrano indicare l’avvio di un cambio di rotta rispetto al passato. Per questo, dagli articoli che ho letto, ho tratto alcuni spunti che ritengo interessanti e che vorrei condividere.

Dai follower alle community

Che il numero di follower sia una “vanity metric” ce lo diciamo da tempo, anche se, purtroppo, avere molti follower resta l’obiettivo di tanti nostri clienti.

Come spiega Alex Ballato, CEO e co-founder di Hellodì, in un’intervista a dailyonline.it, “le relazioni passeranno sempre di più attraverso piccole community, capaci di ritrovarsi anche offline”. E ancora: “Non serve raggiungere numeri enormi, quanto piuttosto coltivare gruppi verticali e fidelizzati, capaci di sostenere il brand nel tempo”.

Come si conquista una community?

La risposta di Ballato è: “La chiave per restare rilevanti consiste nell’identificare con precisione il pubblico di riferimento e produrre contenuti ad alto valore per una nicchia ben definita”.

Le domande da porsi (non da oggi ma da sempre) sono: a chi interessa (serve) davvero il mio prodotto o servizio? Cosa vorrebbero sapere di quello che faccio e sono? In base a cosa dovrebbero scegliere me e non un mio competitor?

Se realizzo contenuti che non hanno alla base queste domande, se creo post “scenografici” ma generici in cerca di like indifferenziati, sto sprecando tempo e risorse. Devo invece parlare ai “miei” potenziali clienti, che devono trovare nei miei contenuti le risposte che cercano e i valori in cui si identificano.

L’online non basta più

Ho già avuto occasione di parlare di social rewilding, il bisogno sempre più diffuso di ritornare a una condizione più autentica nelle relazioni e nella vita sociale, lontano dalla sovrabbondanza digitale. Ne è prova la nascita di molti “Offline Club”, dove i cellulari devono stare spenti. Un recente report del Wall Street Journal inoltre mostra come i nati tra il 1997 e il 2012 siano stanchi di app, continue notifiche e, in genere, del legame simbiotico con il proprio smartphone.

Certo, non si sta parlando di un fenomeno di massa ma dell’inizio di una probabile inversione di tendenza, di cui i brand devono tenere conto.

Se davvero i social dovessero diventare marginali, cosa ce ne faremmo di tutte le nostre strategie di digital marketing?

Anche se non assisteremo mai alla fine definitiva della comunicazione digitale (di cui non vanno dimenticati i grandi vantaggi), dobbiamo comunque prepararci a intessere relazioni offline di qualità con il nostro pubblico. Questo significherà riallacciare legami con i territori, creare appuntamenti da vivere di persona, rimpolpare il nostro calendario di eventi non virtuali. Il marketing dovrà forse ridare nuovo respiro a metodi e tattiche accantonati o ridimensionati con l’avvento di Internet e dei social.

Post Instagram dell'Offline Club di Milano.
Dalla pagina Instagram The Offline Club Milano (https://www.instagram.com/theofflineclub_milano/).

Fare i conti con l’AI

In realtà, i conti con l’intelligenza artificiale li stiamo già facendo da un po’. Se vogliamo che i nostri contenuti siano rilevanti, dobbiamo fare in modo che lo siano per AI Overview, SearchGPT, Bing Copilot, Google AI Mode e Perplexity AI.

Alla comparsa di AI Overview ho già dedicato un articolo.

Va detto, per non farci prendere dal panico, che i criteri che fondano le scelte dei nuovi motori di ricerca corrispondono, in larga misura, a elementi che rendono i contenuti più fruibili per gli utenti e che sono sempre stati applicati nella SEO.

Come ho già accennato nel mio precedente articolo, l’autorevolezza del brand, costituita da una presenza stabile e coerente online, è il requisito principale richiesto da AI Overview e soci. Questo avvantaggia chi è già riuscito a costruirsi una solida brand reputation e a essere un riferimento nel proprio settore.

Ma se siamo alle prese con un nuovo marchio? Se la costruzione della nostra brand reputation è ancora agli esordi?

Abbiamo comunque qualche possibilità di entrare tra i risultati dei motori guidati dall’AI se realizziamo contenuti che, oltre a essere utili per la nostra audience (di cui dovremmo conoscere bisogni e desideri), sono:

  • esaustivi, cioè rispondono a ogni domanda e curiosità su di uno specifico argomento;
  • organizzati in sezioni, con titoletti chiari, collegate in modo logico;
  • supportati da dati e statistiche, derivati da fonti verificabili, a cui rimandare con link (per l’AI, linkare a un sito autorevole dimostra l’impegno per la qualità dell’informazione);
  • scritti con un linguaggio naturale e conversazionale;
  • corredati da FAQ (piacciono tantissimo all’AI).

Quindi, nessuna paura. I motori basati sull’AI ci noteranno se lavoriamo bene.

Ora rimbocchiamoci le maniche e affrontiamo il 2026 con un pizzico di curiosità e apertura ai cambiamenti.

Immagine della cover di Mohamed Nohassi.