Comunicati stampa e giornalisti: come non finire nel cestino

Su Primaonline è uscito in questi giorni un interessante articolo dal titolo “Il comunicato stampa fonte imprescindibile per i giornalisti. Ma spesso finisce nel cestino”, che riporta, in modo esteso, i risultati di una survey realizzata da L’Eco della Stampa, in partnership con Mediaddress, sul rapporto tra giornalisti e uffici stampa.

Gli esiti del sondaggio possono far tirare un sospiro di sollievo agli addetti stampa. I loro comunicati rimangono uno strumento fondamentale per i giornalisti: l’89,6% degli intervistati dichiara infatti di utilizzarli come fonte e l’82,2% li considera attendibili.

I comunicati, però, rischiano di finire nel cestino del pc se privi di alcune caratteristiche.

Leggendole, ho trovato una buona corrispondenza tra i “desiderata” dei giornalisti e i miei “Piccoli consigli per piccoli ufficio stampa”, una serie di post che ho pubblicato su LinkedIn per dare qualche suggerimento a chi, come me, cura le relazioni con i media per conto di una piccola/media impresa (li trovate nel mio profilo: https://www.linkedin.com/in/elenaburatti/).

Vediamo ora insieme il profilo del comunicato stampa ideale tratteggiato dai giornalisti (rimando chi volesse approfondire all’esaustivo report di Primaonline: https://www.primaonline.it/2023/06/26/383496/il-comunicato-stampa-e-fonte-imprescindibile-per-i-giornalisti-ma-spesso-finisce-nel-cestino/).

Cose che capitano: il comunicato sulla sfilata di moda al giornalista sportivo

Conoscere gli ambiti di competenza dei giornalisti è essenziale. Eppure a volte, nella speranza di uscire su qualche testata importante, si fa l’errore di inviare il comunicato a un nome qualsiasi dei componenti la redazione. Così possono accadere “incidenti” come il comunicato della sfilata inviato all’esperto di calcio, che leggerà e cestinerà.

La situazione non è poi così inusuale se dalla survey emerge che 4 su 5 dei comunicati cestinati non corrispondevano agli argomenti trattati dal giornalista.

Attenzione: i giornalisti dichiarano anche di leggere, in prima battuta, solo il titolo dei comunicati (del resto ne ricevono almeno 10 al giorno).

Quindi è fondamentale dare al comunicato un titolo non evocativo ma esplicativo, seguito da un breve abstract del contenuto.

La redazione del New York Times qualche decennio fa.

Il comunicato “journalist compliant”

A un comunicato i giornalisti chiedono: una buona qualità di scrittura, completezza di informazioni, foto o immagini a corredo, i contatti diretti con l’ufficio stampa.

Per quel che mi riguarda, mi sforzo ogni volta di veicolare nel modo più chiaro possibile il messaggio e di scrivere con taglio “giornalistico”.

Questo significa, ad esempio, basare le prime righe del testo, quando possibile, sulle famose 5 W della scuola di giornalismo (What – Che cosa, Who – Chi, Where – Dove, When – Quando, Why – Perché).

Significa anche essere “imparziali”. È palese che l’addetto stampa scrive per conto di un’azienda ma dovrà assolutamente evitare di infarcire il testo di lodi per il proprio committente.

Le considerazioni di tipo elogiativo potranno essere eventualmente inserite con dei virgolettati. Sarà l’amministratore delegato a dichiarare, appunto in un virgolettato, quanto l’azienda si impegni nell’operare scelte sostenibili, per fare un esempio.

Così il giornalista si troverà tra le mani un testo già utilizzabile, senza doverlo “purificare” da partigianerie, e potrà decidere se mantenere o togliere il virgolettato.

La conferenza stampa? Per i giornalisti è ok

Il 90% degli intervistati dichiara di frequentare le conferenze stampa e di considerarle un’utile occasione di confronto e networking.

Qualche precauzione però va presa, soprattutto da parte degli uffici stampa di Pmi, che hanno spesso come interlocutori giornalisti di testate locali, che devono seguire più città, enti e istituzioni.

Non li si può convocare per una notizia di modesta importanza. L’argomento della conferenza dovrà essere di rilievo e tale da suscitare il bisogno di approfondire.

La conferenza è appunto il luogo in cui i giornalisti incontrano il management e possono intervistarlo senza filtri. Dall’altra parte ad, manager o imprenditori si troveranno a rispondere “senza rete” alle loro domande.

Occorrerà quindi scegliere con attenzione il “frontman” aziendale dell’evento: dovrà essere avvezzo a parlare in pubblico e dovrà conoscere tutti i risvolti della notizia, così da poter soddisfare ogni richiesta di chiarimento.

Per i contatti, preferita l’e-mail

Il 95% dei giornalisti preferisce essere contattato via e-mail; il telefono piace meno, whatsapp e la messaggistica sui social non sono graditi.

Personalmente ho sempre evitato il più possibile il classico recall dopo l’invio del comunicato. È vero che, quando si contattano grandi testate, il recall può (forse) evitare che il comunicato passi inosservato. Ricordo però con quanto fastidio rispondevo, quando lavoravo in un settimanale, ai recall, che mi costringevano a controllare la mail, interrompendo quello che stavo facendo. Quindi, se posso, evito di infastidire i redattori.

Ho scelto qui quelli che mi sono parsi i punti focali. Invito in ogni caso a consultare tutti i risultati del sondaggio di L’Eco della Stampa.