L’addetto stampa deve essere un giornalista? Come la vedo io

È meglio che l’addetto stampa sia un giornalista? La questione è da tempo dibattuta tra Ordine dei giornalisti e professionisti delle relazioni pubbliche.

Per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, va detto che la Legge 150 del 2000 prevede che l’ufficio stampa di un ente pubblico debba essere costituito da iscritti all’Albo nazionale dei giornalisti (anche se in molti bandi questa disposizione viene dimenticata).

La regola non si applica però agli uffici stampa di aziende ed enti privati.

Dettato normativo a parte, mi limito qui ad alcune riflessioni, che derivano dalla mia esperienza.

Sono certa che chi lavora nel campo delle relazioni pubbliche abbia tutti i requisiti per gestire efficacemente un ufficio stampa. In Italia operano serissime agenzie che offrono accurati servizi in tal senso, per i quali operano professionisti che non sono giornalisti.

Diciamo che essere giornalisti forse facilita un po’ le cose, ti permette un po’ di gavetta in meno, se sei agli esordi.

Per quel che mi riguarda, sono una giornalista e, prima di fare l’addetto stampa, ho lavorato per molti anni in una redazione.

Cosa ho portato con me nella nuova professione?

Riconosco le “vere” notizie

D’istinto intuisco subito cosa per una redazione è una notizia e cosa è una manfrina priva di interesse. Non è cosa da poco. Disturbare un giornalista con comunicati che finiscono nel cestino del pc non è una politica saggia.

Ogni addetto stampa sa che purtroppo il cliente vorrebbe fare comunicati per ogni novità che tocca il suo business. Novità che, il più delle volte, non interessano a chi non si occupa di quel business.

La vera notizia, per un giornalista, è quella che attira l’attenzione dei lettori, che li incuriosisce o risponde a un loro dubbio/bisogno. Ne ho parlato in questo articolo sulla differenza tra comunicato stampa e pubbliredazionale.

So come funziona una redazione

Ogni luogo di lavoro ha le sue dinamiche, la sua ripartizione di responsabilità e le sue gerarchie. Mi occupo prevalentemente di uffici stampa per Pmi, dove la press list è composta, in larga parte, da testate locali e riviste specializzate.

Avere un incontro iniziale con il direttore per presentarsi, può essere utile (cosa abbastanza impossibile nel caso di testate nazionali). Sarà lui a indicarci il giornalista di riferimento, che si occupa del nostro settore o del territorio in cui operiamo.

In ogni caso, occorre informarsi su quali giornalisti possono essere interessati alle nostre notizie: non basta conoscere qualche nome nella redazione. Se dovessimo inviare una notizia sull’apertura di un nuovo stabilimento a un redattore sportivo, faremmo una pessima figura.

Rispetto il ruolo del giornalista

So cosa si può chiedere a un giornalista e cosa non si può, a meno che non si voglia indisporlo.

Un grande classico è la pretesa di controllare preventivamente un articolo in uscita. Quando diffondiamo un comunicato stampa, non possiamo chiedere una precisa collocazione in pagina o un determinato titolo o una certa foto (anche se titolo e foto possono essere proposti nel comunicato e, a volte, sono bene accetti).

Il comunicato è una informazione che condividiamo e che i giornalisti sono liberi di accettare, accettare in parte, modificare o rifiutare.

Se il nostro cliente è stato intervistato, non dobbiamo chiedere di leggere l’intervista prima della pubblicazione. Da giornalista, ho sempre vissuto questa richiesta come un’offesa alla mia professionalità.

Sempre come giornalista, mi è capitato di chiedere all’intervistato di controllarmi il testo, quando si trattava di argomenti tecnicamente complessi, dove un numero errato poteva falsare il contenuto. Ma ero io a chiederlo.

Anche un bravo professionista delle relazioni pubbliche sicuramente sa queste cose.

Quindi l’unico consiglio che mi permetto di dare è di scegliere come addetto stampa chi può dimostrare una buona conoscenza delle regole, anche deontologiche, del giornalismo e del funzionamento delle redazioni.

Altrimenti il rischio è quello di muoversi come elefanti in una cristalleria.

Foto di George Milton.