Ufficio stampa e azienda: la collaborazione trasparente

Quando un’azienda decide di avvalersi di un ufficio stampa, è bene che prima sappia una cosa.

Con il professionista a cui affiderà i contatti con i media dovrà essere esaustiva e sincera.

L’ufficio stampa dovrà aver sempre chiaro lo stato di salute dell’azienda, nel bene e nel male.

Dovrà conoscere tutto il management, i responsabili dei vari settori; sapere i punti di forza e le criticità del business; essere informato in tempo reale di eventuali crisi o emergenze.

Da parte sua sarà chiaramente tenuto alla riservatezza e ciò di cui verrà a conoscenza verrà comunicato solo e soltanto in accordo con i vertici aziendali.

Una buona pratica sarebbe la partecipazione dell’addetto stampa alle riunioni dei consigli di amministrazione (un punto su cui la ritrosia dei miei clienti è evidente).

Questo non tanto e non solo per venire a conoscenza dei problemi ma anche, e soprattutto, per cogliere spunti di comunicazione a favore del brand.

Spesso gli imprenditori e i manager non hanno la percezione del potenziale comunicativo delle loro nuove attività o di ampliamenti della produzione o dei mercati…

Da qui l’importanza di instaurare, anche negli uffici, la buona abitudine di far sapere all’addetto stampa ciò che accade di nuovo. Sarà lui a valutare se ci siano degli elementi appetibili per i media (sempre confrontandosi con i vertici).

Dirigente donna che mostra grafici sull'andamento dell'azienda.

Il discorso diventa più cogente davanti alle difficoltà.

L’addetto stampa deve sapere subito se è sorto un problema. L’imprenditore può anche decidere di non comunicarlo all’esterno (il più delle volte sbagliando) ma chi comunica per lui deve esserne informato.

Questo vale anche per le problematiche interne (Hr, customer care…), che spesso finiscono per riverberarsi all’esterno grazie ai social.

L’addetto stampa che viene a sapere delle difficoltà di un’azienda dai giornalisti verrà considerato da questi ultimi poco affidabile.

Non c’è niente di più avvilente che ricevere la telefonata di un direttore di testata che chiede informazioni su una questione di cui non si sa nulla.

Purtroppo qualche volta mi è capitato, ed è stato poi faticoso recuperare.

Conoscere per tempo una criticità consente di strutturare una risposta articolata e non improvvisata (che rischierebbe di peggiorare il danno).

Infine, ma è un elemento fondamentale, non si deve chiedere mai a un addetto stampa di mentire ai media. Sarebbe prima di tutto un errore gravissimo per la reputazione aziendale (quanto ci impiegheranno i giornalisti a scoprire l’inganno?), ma è anche professionalmente e deontologicamente inaccettabile per l’addetto stampa stesso.

Eh sì, anche gli addetti stampa rispettano (o dovrebbero rispettare) delle regole deontologiche, così come fanno (o dovrebbero fare) i “fratelli maggiori” giornalisti.

Quindi, avere un addetto stampa a servizio dell’azienda è un vantaggio, favorisce la notorietà e la reputazione del brand ma richiede un po’ di impegno e soprattutto trasparenza.

Foto di Aleks Dahlberg e Antoni Shkraba.