Crowdfunding e branding: un originale case study

Il crowdfunding può entrare nelle strategie di branding di una Pmi? La risposta è sì. Vediamo come.

Per un’impresa che vende i suoi servizi in un territorio delimitato, lo strumento delle sponsorizzazioni di squadre ed eventi locali ha una sua particolare efficacia. L’essere presenti con il proprio marchio nei momenti importanti di una comunità è un buon modo per farsi sentire vicini, familiari, parte dello stesso contesto.

Meglio ancora, però, se, oltre a certificare una presenza, si riesce anche a far percepire un’aderenza ai valori, alle aspirazioni che il territorio esprime.

A questo proposito ho pensato di condividere qui la mia esperienza con un’azienda che ha trovato una strada originale per comunicare: “Sono qui e voglio aiutarvi a realizzare i vostri progetti più importanti”.

L’azienda di cui parlo, e della quale curo l’ufficio stampa da alcuni anni, vende luce e gas nell’area a nord-est d Milano.

La sua è una presenza pluridecennale, la sua notorietà è abbastanza diffusa, anche se opera in una zona con una discreta espansione demografica e quindi ha la necessità di farsi conoscere da sempre nuovi abitanti.

Da qui la messa in campo di una costante attività non solo di marketing commerciale ma anche di branding, per evidenziare in modo continuativo la propria vocazione territoriale.

Nel gennaio 2024 questa azienda ha dato il via all’iniziativa “Diamo energia ai tuoi progetti” (che è tuttora in corso).

L’idea è nata da una proposta fatta al marketing da una società che gestisce una piattaforma per il crowdfunding.

Il crowdfunding è una diffusa modalità di raccolta fondi online, utilizzata da startup, gruppi e associazioni per trovare finanziamenti ai propri progetti.

Per chi fa volontariato in ambito locale il crowdfunding è considerato, invece, adatto solo alle grosse realtà strutturate.

Al contrario, come testimoniano gli esperti del settore, spesso i risultati migliori sono raggiunti da chi ha uno stretto legame con un territorio, dai gruppi che i cittadini-donatori conoscono personalmente.

Alcune volontarie impegnate nell'assistenza a disabili.

Tornando alla proposta, l’azienda ne ha colto le potenzialità e l’ha accolta.

Pertanto marketing e dirigenza hanno deciso di impiegare parte delle risorse destinate alle classiche sponsorizzazioni per offrire alle associazioni locali di volontariato:

  • due lezioni gratuite su come creare e realizzare una campagna di crowdfunding;
  • il tutoring da parte di esperti durante la realizzazione;
  • l’accesso gratuito alla piattaforma su cui lanciare online la campagna;
  • un contributo del 20% della cifra messa come traguardo della raccolta, al raggiungimento dell’80% della cifra stessa.

Tramite i media locali (che hanno una penetrazione spesso molto più interessante dei giornali nazionali), off e online, sito e social dell’azienda stessa, l’offerta è stata annunciata, vedendo l’adesione di un buon numero di gruppi, impegnati in ambiti differenti: dalla Protezione Civile alla Caritas, dall’assistenza ai disabili alla diffusione della cultura musicale.

Nonostante i timori iniziali, dettati soprattutto da una certa imperizia digitale dei partecipanti, diverse associazioni, una volta frequentati i due incontri formativi, si sono date da fare, creando e pubblicando sulla piattaforma campagne che hanno rivelato doti creative di notevole livello.

Buona parte di tali campagne ha raggiunto risultati superiori alle aspettative. Alcune sono ancora online e si avviano a tagliare il traguardo.

Quali i risultati complessivi?

  • L’azienda ha ribadito la propria vicinanza al territorio servito.
  • Tale vicinanza ha trovato una manifestazione concreta e incisiva, sposando le istanze più sentite dalle comunità.
  • Si è prodotto un doppio “arricchimento” per i soggetti aderenti: i volontari da un lato hanno potuto finanziare i progetti che stavano loro a cuore (e che, evidentemente, stavano a cuore anche ai loro concittadini) e dall’altro ora possono inserire il crowdfunding, avendone acquisito gli strumenti, fra le proprie opportunità per raccogliere fondi.
  • L’azienda ha visto la propria notorietà amplificata da un lato dalla stampa, che ha riconosciuto l’originalità dell’iniziativa, dall’altro dai social e dal passaparola delle associazioni di volontariato coinvolte.

In termini di immagine, il brand vede così rafforzato il proprio posizionamento come punto di riferimento affidabile. Ha fatto quanto promesso: formazione gratuita e sostegno economico.  E sappiamo come la fiducia riposta dai clienti sia l’elemento principe per il successo di un’azienda.

Volendo chiudere con una sintesi, si può dire che, senza modificare l’entità dell’investimento rispetto alle sponsorizzazioni, si è ottenuto un ritorno non solo di notorietà ma soprattutto, appunto, di fiducia (se vogliamo, anche di stima) dal valore inestimabile.

Si tratta di un patrimonio prezioso da coltivare ora con grande responsabilità.

Foto di Sanaa Ali.