Facciamo i conti con AI Overview: come farsi scegliere dalla nuova funzione di Google

L’abbiamo vista posizionarsi in testa alle SERP di Google da fine marzo e abbiamo dovuto iniziare a prenderla in considerazione: sto parlando di AI Overview, la nuova funzionalità del motore di ricerca basata su modelli di intelligenza artificiale generativa.

Cosa fa AI Overview? Fornisce risposte sintetiche che offrono una panoramica completa delle query relative a un determinato tema, attingendo da fonti, da siti, che considera autorevoli ed esaurienti. La sintesi proposta non è un insieme di stralci delle fonti ma è un vero e proprio originale riassunto delle diverse sfaccettature dell’argomento in questione.

Spesso tale panoramica risulta essere per l’utente una risposta sufficiente alle sue esigenze, che gli evita di cliccare sui link che la SERP elenca sotto.

SEOZoom riassume in modo eccellente la situazione: “Con AI Overview la SERP si trasforma in un ambiente in cui l’utente recepisce sintesi dirette e contestualizzate dall’AI invece di dover costruire il proprio percorso di ricerca attraverso diversi link” (https://www.seozoom.it/ai-overview/).

Inutile dire che, per alcuni tipi di siti, l’arrivo di AI Overview ha causato un calo di traffico.

Come evidenzia SEOZoom, “quando una risposta basata su AI viene mostrata in cima alla SERP, il numero di clic sui link sottostanti diminuisce. Studi recenti sul click-through rate delle ricerche informative indicano che le pagine posizionate tra i primi risultati tradizionali registrano una flessione significativa, con variazioni più marcate in alcune categorie di query”.

Però, per le query “che richiedono un livello di approfondimento superiore, gli utenti continuano a interagire con i siti, utilizzando le anteprime fornite come punto di partenza per ulteriori ricerche”.

È esattamente quest’ultima la mia esperienza: dovendo scrivere di argomenti complessi per alcuni clienti, mi sono letta la sintesi proposta dall’AI con i vari sottotemi e poi ho deciso da quali siti partire per informarmi.

Va anche detto che non tutte le query attivano AI Overview: l’AI interviene soprattutto nel caso di ricerche articolate, che richiedono la consultazione di più fonti.  Per il momento, poi, Google ha deciso che la nuova funzionalità non compare in caso di contenuti YMYL (Your Money or Your Life), quindi per tematiche mediche o finanziarie o in caso di eventi critici in tempo reale.

Come sceglie le fonti AI Overview?

Dalle prime verifiche emergono due macroelementi: la pertinenza e chiarezza dei contenuti e la brand reputation di chi li propone.

Mi rifaccio qui alle risposte fornite da Simone Rinzivillo, Ceo di Archetipo Agency, a engage.it: “I contenuti selezionati da AI Overview provengono da fonti che Google reputa autorevoli, pertinenti e aggiornate. I segnali di qualità includono l’affidabilità complessiva del dominio, l’aderenza ai criteri E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità) e la capacità del contenuto di rispondere con precisione e completezza all’intento informativo della query. La brand reputation incide in maniera significativa: i brand che hanno costruito una presenza stabile e coerente online hanno maggiori probabilità di essere citati” (https://www.engage.it/web-marketing/simone-rinzivillo-archetipo-google-ai-overview-un-nuovo-touchpoint-che-ridefinisce-lautorevolezza-dei-brand.aspx).

Sarebbe ormai finito il tempo in cui si presidiavano singole parole chiave: ora è necessario fornire risposte che coprano ogni aspetto dell’argomento (Rinzivillo parla di logica topic-based) e strutturate in modo da essere agevolmente fruite.

Si tratta, in realtà, di criteri già adottati da Google per la composizione delle SERP: contenuti esaurienti provenienti da fonti riconosciute come autorevoli. Infatti, come fa notare SEO Zoom, “le pagine che già dimostrano di attrarre traffico qualificato su un determinato tema hanno più probabilità di essere prese in considerazione”.

In caso di brand “esordienti” e presenti online da tempi recenti, le chance si spostano tutte sulla profondità e accuratezza dei contenuti.

Cosa cambia per chi scrive per il web?

A mio parere, per chi ha sempre lavorato per produrre contenuti di qualità, cioè che rispondano in modo esauriente alle query, non dovrebbe cambiare tantissimo. Certo, la logica centrata sulle keyword risulta sorpassata.

Di ogni argomento bisognerà cercare di “presidiare” tutte le sfaccettature, con un’accurata analisi delle ricerche correlate.

La scrittura dovrà essere chiara e lineare, senza inutili giri di parole. Questo non significa non approfondire, anzi: i temi dovranno essere sviscerati, proprio per rispondere a qualsiasi domanda in merito.

I testi dovranno avere una formattazione snella, organizzata in paragrafi e sottoparagrafi che si susseguano in base a una logica evidente. I titoli dovranno fornire un’indicazione precisa del contenuto.

Insomma, dovremo cercare di concentrarci ancora di più su quelle che già erano indicazioni per una “buona scrittura” online: chiarezza, concisione, collegamenti logici.

In tutto ciò, paradossalmente ma non troppo, potrebbe, almeno in parte, aiutarci proprio l’AI.