L’incognita dell’AI sul futuro del copywriting

Ebbene sì, mi ci metto pure io a parlare di intelligenza artificiale (all’inglese AI).

Dall’alto della mia ignoranza, voglio provare a condividere qualche riflessione (e qualche timore) che già da un po’ si sono formati in me.

Come ogni anno, ho partecipato a metà giugno al Web Marketing Festival (We Make Future) a Bologna, la tre giorni in cui tutto ciò che è innovazione viene spiegato e messo in mostra. Per me è un appuntamento fondamentale, che mi tiene aggiornata su come evolvono cultura e tecnologia digitali.

Inutile dire che quest’anno moltissimi degli speech in programma trattavano di intelligenza artificiale.

Devo dire che seguo già da un po’ l’argomento e, come tanti, ho fatti qualche prova su Chat Gpt (mi sono anche fatta suggerire qualche piano editoriale). Devo ammettere di esserne affascinata, anche se questo non mi impedisce di provare un po’ di inquietudine.

In realtà avevo già programmato qualche settimana fa di scrivere di AI sul mio blog dopo un interessantissimo corso organizzato dall’Ordine dei Giornalisti lombardo e tenuto da Andrea Corno, fondatore di Human Singularity, società la cui mission è forgiare “un futuro dove l’AI serva l’umanità, rispettando la dignità, la diversità e la creatività umana”.

Davanti a una platea piuttosto sparuta, tenuto conto dell’attualità del tema, Corno ha spiegato con chiarezza tutto il potenziale dell’AI e tutte le incognite che questo cela.

Ciò che più mi ha colpito è il fatto che l’AI:

  • può apprendere senza essere programmata e si adatta a nuove situazioni basandosi sull’esperienza (machine learning AI);
  • grazie alle reti neurali, può interpretare ed elaborare dati complessi, come immagini e linguaggio (deep learning AI);
  • crea nuovi contenuti originali (generative AI).

Torno ora al Web Markting Festival. Fra i vari speech che ho seguito (tutti di notevole livello), mi concentro qui su quello tenuto da Elisa Contessotto di SEOZoom, la quale ha raccontato alcune sue sperimentazioni con l’AI generativa: dalla scrittura di articoli (che si sono tutti ben posizionati nelle Serp di Google) alla trasformazione di articoli in post, dalla realizzazione di newsletter alla creazione di articoli ma partendo da una serie di slide.

I risultati sono stati tutti di buona qualità (come anche Google ha riconosciuto).

Attestato di partecipazione al Wmf 2024

A questo punto mi sono chiesta: ma quale futuro ho come copywriter?

È vero, tutto ciò che l’AI produce deve essere supervisionato da un umano, ma oggettivamente si avrà sempre meno bisogno di umani che scrivano.

Al momento i testi generati dall’AI possono essere un po’ impersonali, mancare di empatia, non personalizzabili e quindi sempre bisognosi di una revisione umana. Ma fino a quando? Non è poi così impossibile pensare che un’AI generativa impari a scrivere a seconda della personalità e dei valori di un individuo o a realizzare testi coinvolgenti ed empatici.

Giusto per dare un’idea, ho seguito un intervento sui risultati di un esperimento con il quale si erano somministrati all’AI test psicologici usati per definire le personalità umane. Ed è emerso, detto con le dovute cautele, che anche l’AI ha una sua personalità.

Sono d’accordo con chi dice che uno strumento come l’AI deve essere utilizzato, individuando i criteri per gestirlo. Ciò non mi toglie la convinzione che il mio lavoro (come molti altri) abbia i giorni contati.

Nel mio piccolo, ho già notato che non mi vengono più richiesti i cosiddetti articoli tecnici, come la descrizione di servizi o di lavorazioni o di impianti.

Effettivamente testi di questo tipo possono essere scritti con buoni risultati da un’AI.

Penso anche alle tante Pmi alle prese con i loro siti. Se non si hanno (certo, sbagliando) grandi pretese, perché pagare un copy quando c’è Chat Gpt? Che, fra non molto, sarà probabilmente in grado di soddisfare anche chi ha pretese molte più alte.

Pessimista? Forse sì.

Se qualcuno può contraddirmi, lo faccia, per favore.