Brief, shock, news: quando occorre usare i forestierismi

Periodicamente si apre il dibattito sull’uso di termini stranieri (i cosiddetti “forestierismi”, in prevalenza anglicismi) nell’italiano.

Le posizioni vanno dal rifiuto quasi totale di qualsiasi “incursione straniera” nella nostra lingua a un uso esagerato di parole non italiane per darsi un tono più professionale.

Eliminare qualsiasi forestierismo, a mio parere, è un’utopia, anche piuttosto miope e stucchevole.

Senza nominare termini consolidati come “computer” e la più dolce “brioche” (francesismo) – ma potremmo citare anche “bricolage” o “shock” o “slogan” – dobbiamo prendere atto del fatto che alcune parole non italiane sono insostituibili.

Dall’altro lato occorre ammettere che in settori come il marketing, la comunicazione ma anche le risorse umane, l’uso di termini, più o meno tecnici, mutuati dall’inglese a volte supera la soglia dell’accettabile.

La regola per la quale sarebbe meglio usare l’italiano ogni volta che la parola inglese può essere tradotta non mi pare sia sempre applicabile.

Se al posto di “web” potremmo anche usare “rete” senza incorrere in fraintendimenti, lo stesso non vale, ad esempio, per “community”: in italiano questo anglicismo, come spiega il vocabolario della Treccani, indica “nel linguaggio di Internet, un gruppo di persone che si incontrano, discutono e si scambiano informazioni attraverso la rete”. Non è possibile pertanto renderlo con “comunità”, che in italiano ha un’accezione molto più ampia e generica: sempre dalla Treccani, comunità è un “insieme di persone che hanno comunione di vita sociale, condividono gli stessi comportamenti e interessi”.

Posso magari concordare sull’uso di “scadenza” in luogo di “deadline”, ma come rendere in italiano “brief”? La sua traduzione letterale dovrebbe essere “riassunto, promemoria” ma non esaurisce il contenuto di questa parola, così come la usiamo. In realtà potremmo italianizzare “brief” solo con un disagevole giro di parole: “Nel linguaggio della pubblicità, documento nel quale vengono indicati gli obiettivi di una campagna pubblicitaria e tutte le informazioni utili per la sua realizzazione”. Così spiega il vocabolario della Treccani, anche se va detto che il termine ormai definisce in genere documenti o riunioni che pongono le basi di un progetto.

Cloud formato da parole inglesi.

Vogliamo uscire dall’ambito digitale?

Pensiamo a “trailer” (letteralmente, chi trascina, quindi roulotte, trattore…). Per renderlo in italiano, dovremmo dire: “Presentazione di un film di prossima programmazione, costituita da una serie di brevi sequenze del film stesso”. Tradurlo con “anteprima” non ne conserverebbe tutti i significati: un’anteprima può riguardare un libro, un prodotto, una mostra…

Del resto, il fatto stesso che forestierismi come, appunto, “trailer” trovino posto nel vocabolario di italiano della Treccani la dice lunga sul loro consolidato utilizzo nella nostra lingua.

Come regolarsi, allora?

Direi, scegliendo la parola che ha più probabilità di essere compresa da chi ci ascolta o legge.

Se ci rivolgiamo a un marketer (in italiano, “persona che si occupa professionalmente di marketing”, e vi sfido a tradurre “marketing”), possiamo anche inserire “adv” in luogo di “pubblicità”, “headline” invece di “titolo”, “visual” per indicare le immagini, i colori, la grafica di una campagna o di un sito.

Ma se parliamo con persone “non addette ai lavori”, dobbiamo rinunciare ai tecnicismi in inglese (anche se ci sembra che ci facciano apparire più esperti) e scegliere termini che potranno essere compresi: possiamo permetterci “brand” e “news”, forse, che sono abbastanza conosciuti, ma dovremmo evitare “purpose”, “planning”, “tips”, “engagement” e così via.

Sicuramente la resa in italiano di questi ultimi sostantivi non sarà facile: l’inglese ha dalla sua una grande capacità di concentrazione in un termine breve di significati complessi.

Insomma, come al solito, “in medio stat virtus”: adottare anglicismi, o in genere forestierismi, quando rendono più chiaro il concetto, evitarli quando hanno un buon corrispondente in italiano.

Se siamo comunicatori, il nostro principale scopo è farci capire. Da qui devono discendere tutte le nostre scelte.

La foto di copertina è di Ty Williams.