Ma quanto siamo maschiliste noi donne? I pregiudizi che non credevamo di avere

Questa volta mi concedo di affrontare un argomento che tocca solo in parte la comunicazione professionale.

Ho letto di recente un’intervista a Karen Ricci, creatrice delle pagine Facebook e Instagram (nonché podcast e libro), che vanno sotto il titolo “Cara, sei maschilista!”.

Il tema è quello del “maschilismo introiettato”, una locuzione un po’ ostica che si riferisce a un fenomeno di cui la maggior parte delle donne è vittima.

È capitato a tutte (mi rivolgo alle lettrici) di dire:

  • “Quella mia conoscente è in carriera, poveri figli!”;
  • “Meglio avere colleghi uomini, le donne sono troppo competitive”;
  • “Le donne sanno essere molto più cattive degli uomini”;
  • ma anche “Le donne sono troppo sensibili per essere dei leader”.

Scorrendo i post di “Cara, sei maschilista!” ho scoperto un’infinità di esempi di idee maschiliste che le donne (me compresa) si ritrovano in testa come retaggio culturale, categorie mentali con cui spesso, magari senza coglierne tutta la portata, giudicano le altre donne.

Altri esempi?

Guardiamo con disapprovazione la neomamma che va in trasferta ma mai disapproveremmo un neopapà che fa la stessa cosa; applaudiamo al papà che “tiene i bambini quando la mamma non può”, quasi a lui spettasse solo un ruolo da supplente, o, onore al merito, quando le permette di uscire con le amiche.

Gruppo di donne che si tengono per mano.

Sono le banali e quotidiane situazioni in cui noi donne ci facciamo del male da sole, in cui invece di privilegiare la solidarietà femminile, utilizziamo i pregiudizi maschili.

Per me è stata un’importante presa di coscienza.

A questo punto mi sono chiesta quanto di questo maschilismo introiettato possa filtrare nel mio lavoro di comunicazione.

Da questo punto di vista ho la fortuna (o sfortuna) di occuparmi di settori di mercato molto tecnici, dove i contenuti hanno lo scopo di spiegare tematiche complesse e un po’ aride (dall’energia alla finanza agevolata).

Inutile dire che, in questi ambiti, raramente ho avuto occasione di interfacciarmi con donne in ruoli decisionali.

In un caso però ho avuto l’opportunità di collaborare con un’azienda diretta da donne e molto attenta, forse proprio per questo, al benessere dei dipendenti e all’equilibrio vita-lavoro.

Ora però mi tormenta questo dubbio: dovessi un domani occuparmi, per esempio, del settore beauty (con il tema della “pressione estetica” che spesso viene esercitata sulle donne) o di educazione o di servizi per la famiglia o di risorse umane, sarei in grado di evitare di essere influenzata da questi luoghi comuni così pervasivi?

Ecco perché ora sono una follower dei canali di “Cara, sei maschilista!”.

Foto di Luwadlin Bosman e Joel Muniz.