I trend 2025 nella comunicazione dei brand: maneggiare con cautela
“The Liveable Web” è il titolo dell’ultima edizione di “Think Forward”, lo studio di We Are Social sui trend della comunicazione dei brand nel 2025.
Dagli utenti arriva la richiesta di un “web vivibile”, dove i brand comunicano in modo più autentico, meno ingessato, più leggero, più coinvolgente, più attento alle community.
Ecco infatti alcune delle tendenze 2025 evidenziate dalla ricerca.
Spontaneità
Già nel 2024 erano emersi una certa insofferenza per gli standard, i “paletti”, i modelli precostituiti, e un sempre maggior apprezzamento per la comunicazione fuori dagli schemi, senza filtri, (apparentemente) spontanea.
C’è chi sta già sperimentando il rinnovo “disordinato” dei feed dei profili aziendali, con contenuti meno costruiti e più schietti. L’impressione è che l’abbandono dei formalismi dovrebbe aiutare a distinguersi a livello organico rispetto alla classica comunicazione “corporate”.
Questo bisogno di aria nuova, secondo We Are Social, riguarderebbe tutti i social, a cui gli utenti guarderebbero ancor di più come a luoghi di evasione e leggerezza.
Consumatori consapevoli
I consumatori, soprattutto le nuove generazioni, continueranno a prestare attenzione alla sostenibilità dei prodotti, alla loro qualità e durabilità. Su questi elementi dovranno incentrarsi adv e comunicazione.
Creator in primo piano
Il ruolo dei creator nelle strategie comunicative è destinato a crescere. Dovrebbero essere il collegamento tra aziende e utenti, soprattutto nel caso di brand che necessitano di diventare più accattivanti, più vicini, meno ingessati. Come già emerso, proseguirà la valorizzazione dei microinfluencer, i cui follower, anche se numericamente ridotti, sono di solito molto più reattivi.
Voglia di appartenenza
Nel 2025 il bisogno di sentirsi parte di qualcosa di importante dovrebbe favorire il formarsi e il crescere delle community, già elemento di primo piano nelle strategie dei brand. Imprescindibile l’adozione di piani di community management.

Queste le tendenze. Vale la pena conoscerle. È come sapere che aria tira, qual è il mood del settore.
Questo però non implica che dobbiamo tutti scrivere post sopra le righe, metterci subito alla ricerca di qualche creator che parli di noi o cercare di far nascere a tutti i costi una community.
Si tratta in realtà solo di indicazioni, utilizzabili nel momento in cui si sposino coerentemente con la nostra strategia, con il tono di voce che abbiamo sempre adottato, con il nostro pubblico che è abituato allo stile che abbiamo costruito.
Se per essere “spontaneo” un brand dovesse incrinare la sua immagine consolidata (magari quella di azienda molto seria e affidabile), butterebbe a mare il lavoro svolto in precedenza per la propria reputazione.
Si potrebbe piuttosto pensare di inserire talvolta qualche spunto più quotidiano, qualche accenno più empatico.
La prudenza vale anche per un nuovo brand. Impostare la propria immagine in base alle tendenze del momento potrebbe essere pericoloso. Prima di tutto le tendenze sono come le mode: passano. Invece la costruzione di una brand identity deve partire dalle peculiarità, dai valori distintivi e fondanti del marchio, che, come tali, devono rimanere coerenti nel tempo.
Quindi, restiamo informati sui nuovi trend ma non inseguiamoli.
