Vita da copywriter: obbligatorio studiare

Mi capita a volte di scorrere il mio feed su LinkedIn e di considerare la varietà di argomenti che vi si affacciano, frutto delle mie scelte di contatto, derivate dalla mia attività di copywriter.

Oggi, per esempio, ho aperto LinkedIn e ho visto post su:

  • storytelling;
  • climate change;
  • mobilità sostenibile;
  • mercato energetico;
  • risorse umane;
  • psicologia;
  • branding;
  • social media;
  • economia.

A riguardare strettamente la mia attività di copywriter, dovrebbero essere solo storytelling, psicologia, branding e social media ma i miei clienti si occupano di energia, economia, sostenibilità, Hr…

È il destino di coloro che danno voce alle imprese: ci si ritrova a occuparsi di tutto un po’.

Da un lato è stimolante, rende il lavoro vario, fa conoscere nuovi mondi. Ogni cliente porta con sé un piccolo universo da scoprire, con le sue logiche e il suo linguaggio.

Un universo che arricchisce il copywriter stesso: ho scoperto, per esempio, di avere un certo interesse per l’economia, interesse che ho continuato a coltivare a livello personale.

Dall’altro il doversi giostrare tra argomenti tanto diversi intimorisce un po’.

Perché il rischio è quello della superficialità, della mancanza di approfondimento, che portano a produrre contenuti dozzinali e quindi inutili.

Un'immensa biblioteca, strapiena di volumi.

A tale rischio si potrebbe ovviare con l’aiuto da parte del cliente, che dovrebbe fornire spiegazioni, fonti da consultare, testi da studiare. Ancora meglio se proponesse una visita guidata alla sua azienda…

Qui siamo però nel campo dell’ideale. Nella realtà, il cliente non ha tempo, ha fretta e delega tutto al copywriter. Quando va bene, si limita a scegliere qualche tema.

Molte volte, poi, l’incarico è mediato da un’agenzia, per cui il copywriter non parla neppure con il cliente.

A questo punto, per noi si apre la fase di studio: selezione delle fonti, ricerca del significato dei termini tecnici, scelta dei topic rilevanti

Occorre mettere in campo elasticità mentale, disponibilità all’apprendimento e una certa dose di pazienza.

A fianco di tutto ciò, deve però rimanere costante la formazione dedicata alla propria professionalità. Questa è la nostra vera specializzazione.

Scrivere bene per il web non è una “capacità” acquisita per sempre. La si deve modellare non solo sul cliente e sul suo mercato, ma anche sull’evoluzione del digitale, sulle esigenze dei pubblici, sulle indicazioni dei “guru” (detto con rispetto) della comunicazione.

Una sfida costante, a volte ansiogena, carica di un senso di inadeguatezza.

È però il ruolo del copywriter: mediare tra il valore e le proposte delle aziende da un lato e i bisogni dei pubblici dall’altro, rispettando le regole della comunicazione digitale.

Un ruolo di cui essere orgogliosi.

Foto di F. Furtado e A.N. Ohlrogge.