Pmi e comunicazione: un rapporto ancora incerto

Tempo fa ho letto un’intervista di Michele Franzese a Engage.it e mi ero appuntata questa frase: “In generale, le Pmi hanno un atteggiamento diffidente rispetto alle potenzialità di un approccio strategico alla comunicazione. In sostanza, svolgono attività di marketing per risolvere di volta in volta problematiche emergenti”.

Da cosa nasce questa diffidenza? In base alla mia esperienza, direi che si possono individuare due cause principali: una non consapevolezza dell’efficacia di una strategia di comunicazione ai fini della crescita del business e la paura dei costi che potrebbero derivare dalla definizione e applicazione di tale strategia.

Così spesso ci si accontenta di comprare qualche spazio pubblicitario online o cartaceo o di postare su Facebook l’ultimo prodotto o la promozione più recente.

Invece una valida strategia dovrebbe coinvolgere l’intera azienda, le sue relazioni col territorio, l’immagine che dà o vorrebbe dare di sé online e offline. Dovrebbe prevedere come prima cosa l’esistenza di un sito (molte piccole realtà si limitano ad avere una pagina su Fb o Instagram, più raramente su LinkedIn), che sia il centro da cui partono e a cui ritornano tutte le attività di comunicazione e branding.

Con budget accessibili, come sottolinea Franzese nella stessa intervista (https://www.engage.it/agenzie/pmi-e-comunicazione-quando-la-strategia-conta-piu-della-dimensione.aspx), è in realtà possibile trovare il supporto di professionisti per riuscire a passare dal marketing dell’emergenza a un vero piano di comunicazione.

Titolare di una Pmi davanti al suo pc.

Eppure, anche quando un imprenditore coglie la rilevanza della comunicazione strategica e non a spot, non sempre si convince della necessità di affidarsi a professionisti.

Da una ricerca realizzata dall’Osservatorio MI Hub – Marketing Innovation Hub del Criet, il Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio, e relativa alla comunicazione delle Pmi tra 2002 e 2022, emerge che il referente della comunicazione è molto spesso il titolare dell’azienda. Questo anche quando sia presente una struttura dedicata.

Il problema è che, salvo rare eccezioni, il titolare non ha le competenze indispensabili per pensare e gestire una strategia comunicativa.

Così si rischia che, benché le Pmi possiedano un vero patrimonio comunicativo, fatto di storia, di eccellenza, di legami con le comunità, di crescita e innovazione, tale patrimonio rimanga nell’ombra, soppiantato da sempre più urgenti esigenze commerciali.

Per veicolarlo occorre, infatti, saper riconoscere gli strumenti adeguati, e per farlo serve l’esperienza di un professionista.

Penso, ad esempio, all’importanza dell’ufficio stampa, che sa individuare i contenuti notiziabili della vita aziendale, che potrebbero contribuire a nutrire la notorietà e la reputazione della Pmi.

Il primo passo è comunque cominciare a considerare la comunicazione un investimento non tralasciabile se si vuole garantire alla propria attività un florido sviluppo.