Personal branding: quando contano pazienza e costanza

Ho avuto l’opportunità di affiancare, per periodi più e meno lunghi, imprenditori che avevano deciso di dedicare del tempo al proprio personal branding online, in particolare alla cura del proprio profilo LinkedIn.

Essendo il loro tempo limitato, mi hanno chiesto di collaborare, soprattutto per quel che riguarda la programmazione di contenuti e la stesura di post.

Da dove potevo partire per dar loro una mano?

Da una conoscenza il più possibile approfondita sia della loro attività sia delle loro convinzioni, dei loro valori, della loro visione imprenditoriale.

Ecco quindi l’idea di iniziare con un’intervista a tutto campo, seguendo le tracce del Personal Branding Canvas di Luigi Centenaro, un vero luminare in materia (da leggere il suo “Personal Branding per l’azienda”, scritto con Silvia Zanella).

Le domande hanno spaziato dal business alla personalità dell’imprenditore: in quale mercato operi? quali persone/organizzazioni sono per te rilevanti? I tuoi interessi e le tue passioni? Cosa non tolleri? I tuoi ideali e le tue sfide personali? Perché fai quello che fai? Cosa vuoi diventare nel lungo periodo?

L’intervista può essere proposta anche in forma scritta, ma la chiacchierata vis à vis aiuta a cogliere più sfumature e richiede un minor impiego di tempo da parte dell’intervistato.

In base alle informazioni raccolte, abbiamo cominciato a definire il posizionamento, i valori e le visioni da trasmettere, cercando di scegliere il tono di voce più consono.

Indispensabile anche la definizione della target audience. A chi si vuole parlare? Clienti, altri imprenditori, giornalisti e opinion maker, mondo accademico…

Si tratta di scelte obbligate, per non muoversi a caso, ma che possono essere aggiustate o modificate cammin facendo, raccogliendo i feedback di chi interagirà con i nostri contenuti.

Intervista a un imprenditore.

Una rinfrescata al profilo

Prima del via, di solito occorre dare una rinfrescata al profilo LinkedIn, che in molti casi giace abbandonato.

Quindi abbiamo controllato che la foto profilo fosse nitida, frontale, con il soggetto che guarda l’obiettivo, recente (anche se i capelli sono grigi e compare qualche ruga).

Abbiamo arricchito l’headline (il testo che compare sotto il nostro nome, che dice in sintesi la nostra attività), con un “motto”, che introduca al mondo valoriale della persona.

Nella mia headline, ad esempio, compare il mio solito (vd. la home di questo sito) “Le belle parole sono la luce del pensiero”, che fa intuire la mia idea di scrittura.

Abbiamo poi rivisto la presentazione, che non deve essere l’elenco degli studi e delle esperienze professionali, che trovano posto in altre sezioni del profilo, ma che piuttosto deve racchiudere un minimo di storia personale, le scelte imprenditoriali, le mete, le “promesse” agli stakeholder.

Diciamo che, fatto tutto ciò, abbiamo potuto passare a delineare un piano editoriale, cioè la tipologia dei contenuti da alternare nei post.

La gamma è ampia e dipende dal posizionamento stabilito in partenza: ci potranno essere considerazioni su novità ed eventi del settore, approfondimenti tematici, riflessioni derivanti da esperienze personali, presentazione di casi aziendali di successo.

Di solito io consulto riviste, pubblicazioni, siti dell’ambito professionale del cliente e ne traggo spunti che poi sottopongo. Molte volte è lo stesso imprenditore che mi dice: “Vorrei parlare di…”. Insieme valutiamo se l’argomento sia coerente con il posizionamento: se con i post vogliamo, ad esempio, comunicare autorevolezza professionale, sarebbe meglio evitare un testo che narri di una vacanza, a meno che quest’esperienza non abbia prodotto, in qualche modo, delle considerazioni relative all’ambito lavorativo o di tipo valoriale.

In genere preparo calendari editoriali (in cui si definisce cosa e quando postare) mensili, comunque modificabili per introdurre eventi o notizie del momento.

Non sempre le cose filano via lisce. Il principale ostacolo, devo dire, è l’overdose di impegni che caratterizza la vita di un imprenditore. Purtroppo, molte volte, il personal branding non è tra le priorità.

Così i post giacciono per giorni in attesa di approvazione. Ne ho già parlato nel blog in “Quando il leader incarna l’azienda”.

Ma sui social conta anche la costanza.

Così alcune interessanti collaborazioni si sono lentamente arenate, non solo lasciando “a bocca asciutta” quanti avevano iniziato a seguire il profilo ma soprattutto mettendo in un angolo, inutilizzato, tutto il lavoro di studio e analisi fatto all’inizio.

Un appello in chiusura: prima di cimentarvi con il personal branding, tenete presente che è un’attività che guarda avanti, a lungo termine, senza risultati immediati e tangibili e che richiede uno sforzo continuo.

Foto di Brooke Lark e Linkedin Sale Solutions.